Posta Antropocratica

Dal 11-12-98


Cesena, li 3 dicembre 1998

 

Esimio Signor Dott. Nicolò Giuseppe Bellia

Via Benedetto Croce, 21/I9 LADISPOLI

Egregio dottore,

Il signor Ezio Montevecchi, cesenate, mi ha fatto avere, qualche giorno fa, il fascicolo NONSIAMOSOLI che ampiamente presenta un suo progetto politico, con il titolo "ANTROPOCRAZIA" Esso prende principio, per quello che io ho compreso, proprio dalla capacità che ha ogni persona, proprio in quanto "persona", di autogovernarsi per il conseguimento della "convivenza armonica", nell’ambito del Genere Umano, ma poi, nel contesto stesso, in cui l’Umanità vive, e cioè nel suo "Territorio".

Cosi facendo ella ritiene che, se la maggioranza aderirà a questo progetto, il progetto stesso sarà attuabile. Avendomi chiesto l’amico Ezio se sono d’accordo su questa tesi ho risposto nel modo seguente: mi affascina l'ipotesi dell’antropocrazia, ma nella mia qualità di militante libertario almeno a partire dall’immediato secondo dopoguerra, non sono disponibile a credere che sia sufficiente l’adesione della maggioranza degli Italiani a far si che sia possibile l’attuazione del progetto, nell’ambito dello Stato Italiano.

Sono convinto, innanzi tutto, che gli "stati" non si siano costituiti nel corso della storia umana, per "lo star bene di tutti" ,ma unicamente per il vantaggio dei pochi detentori del potere. Per essere libertario mi sono reso conto di quanto sia stato difficile il cammino dell’internazionalismo, che proprio alla fine del 1700, con il sorgere della società industriale e con il coevo illuminismo filosofico, ha subito la sua grave sconfitta, testimoniata poi, nel secolo XIX, con il fallimento del "movimento anarchico".

Certamente sono d'accordo che il consenso delle persone sia l'indispensabile e necessaria premessa per il rovesciamento del sistema. Ma questo può avvenire unicamente a livello mondiale, quando il Genere Umano avrà saputo vivere nella "Cultura egualitaria", dove la coscienza di ogni singola "Persona" sarà "chiara", "corretta" nell’esigenza dell’autogoverno: "l’antropocrazia".

Sarei ben lieto di avere un riscontro, rispettoso come sono delle idee che ella fa circolare a favore dell’Umanità.

Cordialmente, suo Michele Massarelli.

 

 

Caro Michele. (Abbiamo deciso di darci del "tu" nella telefonata che ti ho fatto.)

Ti sono grato per avere in parte rilevato lo Spirito di quanto porto avanti, malgrado le tue convinzioni che rinviano al futuro la soluzione del "problema sociale", legandola all’evoluzione delle singole "Persone". I tuoi lucidi 80 anni testimoniano della purezza dell’idealismo che evidentemente ti ha sempre animato e che traspare da quanto scrivi. Vorrei sapere di più del tuo percorso culturale.

Da quello che scrivi risulta che tu guardi il problema dal punto di vista del Singolo, alla cui immaturità addebiti il fatto che il sistema sia ingiusto.

Io parto da un altro punto di vista.

Il singolo, giunto all’autocoscienza, constata che il sistema è vessatorio e per niente rispettoso delle vere esigenze dell’Esse Umano. Da ciò derivano due possibilità: quella di abbandonare il tutto ed "emigrare" in un mondo, sperato migliore, oppure quella di cercare di capire la "logica" della situazione umana.

La domanda che mi sono posta e che ti sottopongo è la seguente: "Non può darsi che lo scopo dei sistemi vessatori sia stato quello di provocare una profonda presa di coscienza da parte del Singolo che altrimenti avrebbe aspirato ad una condizione gratuita da paradiso terrestre?"

Avvenuta questa presa di coscienza il Singolo acquista il diritto di criticare il sistema a patto che formuli un chiaro progetto di un sistema nuovo che abbia, quanto meno, i pregi del precedente, ma sia privo degli aspetti deleteri ai fini di una corretta evoluzione del Singolo. Solo dopo tale progetto antropocratico, basato su lucidi pensieri vagliabili da tutti, si ha il diritto ed il dovere di pretendere il cambiamento del sistema.

Qui nasce la grande tentazione di considerare tutti coloro che mandano avanti il sistema come animati da volontà perverse e quindi da combattere. Nessuno ha il diritto di considerarsi, a priori, puro e pensare che gli altri siano perversi. La domanda che dobbiamo porci è la seguente: "È stato mai presentato un Progetto, alternativo al sistema, afferrabile dal Pensiero?"

L’Antropocrazia vuole essere un tale Progetto, sottoposto al vaglio di tutti e aperto a critiche di sostanza, cioè di conformità o meno a basi di verità.

Se si perviene alla convinzione che l’Antropocrazia sia un progetto valido, allora non resterà altro compito al Singolo che quello di diffonderlo finché esso non arrivi alla coscienza di coloro che pro-tempore gestiscono il Potere per indurli ad attuare quanto richiesto, concedendo loro a priori un’altrettanta buona volontà della nostra. Il pessimismo è la filosofia dei perdenti. Prima di fasciarci la testa, aspettiamo di essercela rotta.

Con tale fiducia io procedo, sto in pace con me stesso e attendo risultati entro il 1999.

Ti abbraccio, tuo Nicolò

 

P.S. – Mando questo scritto alla rivista "TERZO MILLENNIO – VERSO L’ANTROPOCRAZIA" per la pubblicazione e da parte mia lo inserirò nella mia pagina Internet http://www.bellia.com nella rubrica intitolata: POSTA ANTROPOCRATICA.


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